laragazzaautolesionista
Ti vuoi uccidere? Immagina questo.
Un giorno torni a casa da scuola. Hai avuto ancora un’altra giornata orribile. Sei pronta per mollare tutto. Così vai nella tua stanza, chiudi la porta, e prendi la lettera che hai scritto e riscritto riguardo il tuo suicidio. Tiri fuori la lametta, e ti tagli per la vera ultima volta. Apri la bottiglietta delle pillole e le prendi tutte. Ti distendi sul letto, stringendo la lettera al tuo petto, e chiudi gli occhi per l’ultima volta.
Qualche ora dopo, il tuo fratellino bussa alla tua porta per dirti che la cena è pronta. Non rispondi, così lui entra. Tutto ciò che vede sei tu che giaci sul letto, così pensa che tu stia dormendo. Lo dice a vostra madre. Lei entra nella tua stanza per svegliarti e nota subito qualcosa di strano. Prende il foglio di carta tra le tue mani e legge parola per parola. Singhiozzando, prova a svegliarti. Sta urlando il tuo nome. Il tuo fratellino, così confuso, corre a dire a vostro padre che la mamma sta urlando e che tu non ti svegli. Vostro padre corre nella tua stanza. Guarda tua madre, che piange e tiene la lettera stretta al petto, sedere vicino al tuo corpo senza vita. Ciò che sta succedendo lo colpisce, così inizia ad urlare. Urla e tira verso le pareti tutto ciò che trova. E poi, cadendo in ginocchio, inizia a piangere. Tua madre va al suo fianco e si siedono a terra, stretti l’uno all’altra, piangendo.
Il giorno dopo a scuola, c’è un annuncio. Il preside racconta a tutti del tuo suicidio. La notizia impiega solo qualche secondo a colpire tutti e, una volta fatto, regna il silenzio. Tutti incolpano se stessi. I tuoi insegnanti pensano che sono stati troppo duri con te. Le ragazze più popolari della scuola, pensano a tutte le cose che hanno detto su di te. Il ragazzo che era solito prenderti in giro, non può aiutare in alcun modo ma odia se stesso per non averti mai detto quanto bellissima tu fossi in realtà. Il tuo ex ragazzo, l’unico a cui avevi detto tutto, che poi aveva rotto con te.. Non può sopportarlo. Si scompone e inizia a piangere, poi corre fuori da scuola. I tuoi amici? Anche loro stanno singhiozzando, domandandosi come non avessero mai notato che qualcosa non andasse per il verso giusto, sperando di averti aiutato almeno un po’ prima che fosse troppo tardi. E la tua migliore amica? Lei è traumatizzata. Non riesce a crederci. Lei sapeva cosa stavi attraversando, ma non avrebbe mai pensato che saresti andata così in là.. Così in là abbastanza per mettere fine a tutto. Non può piangere, non sente nulla. Sta in piedi, cammina fuori dalla classe, poi si butta a terra. Scuotendosi, urlando, ma nessuna lacrima esce dai suoi occhi.
Qualche giorno dopo c’è il tuo funerale. Accorre l’intera città. Tutti ti conoscevano, eri la ragazza col sorriso luminoso e una personalità unica. C’eri sempre per loro, eri la spalla su cui piangere. Un bel po’ di persone parla dei bei ricordi avuti con te, e ce ne sono molti. Tutti stanno piangendo, il tuo fratellino ancora non sa che ti sei uccisa, è troppo piccolo. I tuoi genitori gli hanno semplicemente detto che sei morta. E l’ha ferito ciò, molto. Tu eri la sua sorella maggiore, tu avresti dovuto esserci sempre per lui. La tua migliore amica sta restando forte per l’intera cerimonia, ma nello stesso momento in cui iniziano a calare la tua bara nella terra, non lo è più. Piange e piange e non smette per giorni interi.
Due anni dopo. L’intera scuola parla ad uno psicologo almeno una volta a settimana. I tuoi insegnanti hanno quasi tutti lasciato il lavoro. Quelle ragazze popolari e cattive ora hanno disordini alimentari. Il ragazzo che ti prendeva in giro ora si taglia. Il tuo ex fidanzato non è più in grado di amare, e non esce più con nessuna. I tuoi amici sono tutti finiti in depressione. La tua migliore amica? Ha provato ad uccidersi. Non c’è riuscita, al contrario tuo, ma ci ha provato.. Tuo fratello? Ha finalmente saputo la verità riguardo la tua morte. Ora si taglia, piange ogni notte, fa esattamente ciò che tu hai fatto per anni. Ciò che ti ha portato al suicidio. I tuoi genitori? Hanno divorziato. Tuo padre è dipendente dal lavoro, per distrarsi a non pensare alla tua morte. A tua madre è stata diagnosticata la depressione e passa i giorni al letto.
Le persone ci tengono. Magari non ne sei convinta, ma è così. Le tue scelte non hanno solo effetto su di te. Hanno effetto su di tutti.
Non mettere fine alla tua vita, hai molto per cui vivere. Le cose non possono andare bene, se ti arrendi.
leggopervivere
Una come me, è considerata ‘carina’, non bellissima, non stupenda, ma carina.
E si sa, che quelle ‘carine’ vanno bene solo come amiche.
Una come me, se chiude gli occhi non vede il mare, non vede speranza, una come me, quando chiude gli occhi, semplicemente non vede.
Una come me, se fosse un numero, sarebbe un 7, poco più della sufficienza, ma mai, mai abbastanza.
Una come me, se fosse un colore, sarebbe il grigio, che è la via di mezzo tra il bianco e nero. Non sono tanto pura e buona da meritare il bianco, non sono così peccatrice e cattiva da meritare il nero.
Una come me, non è il tipo di persona ‘bella da morire’, ma il tipo di persona che si lascia morire per apparire bella.
Una come me, non manda messaggi per augurare il buongiorno o la buonanotte o qualsiasi altra cazzata, no, aspetta che qualcuno la pensi.
Una come me, non è femminile, non indossa vestitini, non esce pazza per abbinare l’ombretto ai vestiti e le scarpe, tanto l’ombretto neanche lo usa.
Una come me, sogna sempre, sogna troppo e per questo rimane delusa.
Una come me, ha bisogno di qualcuno che non la prenda in giro, che l’abbracci e la conforti e che le voglia bene.
Una come me, è un disastro. Non un ‘bel disastro’, ma un disastro e basta.
E chi la vorrebbe una come me?